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Chiusure di ristoranti 2016: cosa ha perso Torino

Chiusure di ristoranti. Un argomento non molto popolare fra blogger e giornalisti di cibo, che preferiscono (e giustamente) celebrare le aperture. Lo abbiamo fatto anche noi, ed è stato il post più letto nel 2016.

Ma lo scorso anno (allargandoci anche a fine 2015 ed inizio 2017) cosa ha perso Torino in termini di insegne? Attraverso un sondaggio sul nostro gruppo Facebook e chiedendo ad alcuni esperti e gourmand locali, abbiamo stilato una lista delle insegne “quotate” che hanno chiuso definitivamente le serrande.

Ristorante La Barrique (chiusura – 31 dicembre 2015): stella Michelin, Chef Stefano Gallo. La prima chiusura eclatante dell’ultimo biennio torinese, un’insegna di riferimento sfumata;

Ristorante Vò (chiusura – 2016): altra stella Michelin persa definitivamente. Chef Stefano Borra lavora oggi in Thailandia, mentre Luca Cossu lavorerebbe come rappresentante di beverage;

Caval D’Brons (chiusura – 2016): chiusura causa sfratto dalla storica sede di piazza San Carlo. Ora si attende una riapertura, i rumors dicono uno store Lavazza;

Blupum (chiusura-agosto 2016): aperto dalla famiglia Scabin voleva proporsi come trattoria contemporanea. Aperto in grande stile, con un ulteriore allargamento per una zona market. L’esperimento non è evidentemente funzionato;

Pain Perdu (chiusura-agosto 2016): il ritorno di Loredana Fiorio su Torino non è stato fortunato. Il bistrot posto al fianco del Boston Art Hotel non ha avuto vita lunga. Ora il cambio di insegna.

Peyrano corso Vittorio (chiusura-2017): ne abbiamo parlato anche noi di Eat Piemonte. Ufficialmente anche in questo caso il caro-affitti ha mietuto un’altra vittima; ufficiosamente, a nostro parere, c’è una poca preparazione imprenditoriale;

Welcome Cargo (chiusura-2016): ristorante nato dalla passione dei soci per la cucina. Certamente il food-cost non era una preoccupazione primaria, così come gli investimenti iniziali sul locale. Ambiente bello, carta dei vini ottima. I tre invece di giocare a golf deliziavano i palati torinesi. Poi la festa è finita;

Diwan (chiusura-ottobre 2016): uno dei luoghi icona di San Salvario ha chiuso nel 2016. Tante evoluzioni, aperto dal 2000 quando le vie del quartiere erano lontane dai riflettori della movida e molto vicine a quelle della cronaca;

Trattoria della Rosa Bianca (chisura-gennaio 2016): una storia raccontata da Luca Iaccarino sulle pagine di La Repubblica. Chi passava da corso Vercelli era abituato a vedere questo curioso locale, lontato anni luce dal glam gourmand ma di sicura personalità. Paola e Daniela Amedeo, gli ultimi gestori, hanno preferito la pensione. L’epitaffio vale per molti ristoratori: “la Rosa Bianca ci ha dato tanto. Ci ha tolto tanto”.

Tralasciamo dalla lista i locali con pochi mesi di vita, le chiusure arrivate per palese impreparazione dell’imprenditore o fallimenti pilotati. Ci chiediamo, al netto delle aperture avvenute o annunciate nel 2017, quante insegne quotate siano ancora sostenibili.

Speriamo tante, perchè “il miglior modo per non avere odori sgradevoli in cucina: mangiare fuori” (cit. Phyllis Diller).


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