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Il cioccolato vegano non conquista Torino: chiude Grezzo

Chiude Grezzo

Chiude Grezzo Raw Chocolate di via Amendola a Torino.

Dopo 3 anni di attività, il brand romano chiude il negozio sotto la Mole. In uno stringato comunicato, Nicola Salvi parla delle ragioni dello stop definitivo.

“E’ la prima volta che mi trovo di fronte ad una decisione così dolorosa. E’ difficilissimo chiudere un locale che, nato dal desiderio di ampliare l’orizzonte della pasticceria, è stato molto impegnativo, in termini di energie progettuali, di investimento, di aspettative.

Il gruppo Grezzo Raw Chocolate ha compiuto un notevole sforzo progettuale e economico nell’investimento su Torino, realizzando un locale di elevata qualità e con scelta di arredi e materiali all’insegna della sostenibilità.

Tuttavia l’apertura nello scorso ottobre di Starbucks ha iniziato a metterci in difficoltà.

E poi l’arrivo del Covid, che già da febbraio ha fatto crollare il fatturato, ci ha costretti a prendere una decisione estrema. Cercheremo di fare il possibile per tutelare i dipendenti e per limitare i loro disagi”.

Non entriamo nel merito delle scelte, certo ci stupisce l’accostamento dell’apertura di uno Starbucks all’inizio della crisi.

La filosofia di Grezzo, che si pone come obiettivo una pasticceria sostenibile e crudista, non è certo lo stesso target di Starbucks.

Molto più realistico che la chiusura sia dovuto ad un mix letale di scarsa attrazione dei torinesi per il prodotto e dell’arrivo di un lockdown che ha tagliato in due la stagione invernale (e messo in smartworking tanti lavoratori).

Diciamo che Torino, forte di un’offerta di pasticceria e gelateria molto forte, non si è mai completamente innamorata del prodotto (e portando alla chiusura).

Il Covid_19 ha dato la mazzata finale.

A pochi giorni dall’apertura del brand milanese Macha Cafè, si libera quindi in via Amendola uno spazio importante.

Temiamo altre chiusure.

Chiude Grezzo

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1 Commento

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    Crisalide
    10 Giugno 2020 at 17:47

    Sono solidale con tutti gli imprenditori capaci e intraprendenti e mi dispiace per questo esercizio che ho conosciuto e che, nella già variegata e meritatamente blasonata pasticceria torinese, si è coraggiosamente affacciato con sapori e idee innovative. Devo ricordare, però, che i prezzi dei loro accattivanti e originali prodotti fossero decisamente meno sostenibili del metodo di lavorazione, degli arredi del locale e delle materie prime. Lungi da me valutare la corrispondenza fra la qualità e prezzo, l’avere un target così elitario forse potrebbe esporre maggiormente a una crisi un marchio dal successo ancora in via di consolidamento.

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