Economia e analisi

La spesa intelligente Eurospin spinge al caporalato?

Cosa c’è di intelligente nell’andare all’Eurospin o in qualsiasi altro discount? Nulla.

La catena italiana (la stessa dei vini selezionati da Luca Gardini) ha scelto da tempo il populismo come cifra della propria comunicazione. Come dire “vieni da noi che risparmi e non ti lasci fregare dagli altri”.

Peccato che quel risparmio, quasi automaticamente, lo pagano altri attori della filiera agricola (italiana) come trasformatori, agricoltori ed in ultimo gli operai.

Proprio gli operai agricoli stagionali, i braccianti, vessati nel Sud Italia da caporali e criminalità ed in situazioni precarie anche al Nord.

Certamente non possiamo fare un collegamento diretto Eurospin-caporalato, ma certamente la continua corsa al ribasso dei prezzi non aiuta.

Dichiara la sindacalista Ivana Galli della Flai-CGIL: “comprate sottocosto 20 milioni di bottiglie di passata di pomodoro. Così si schiaccia l’agricoltura. Il ministro blocchi le aste al doppio ribasso sui prodotti alimentari, se vuole dare un contributo alla lotta a caporalato e sfruttamento”.

Cosa sono le aste a doppio ribasso lo spiegano bene Stefano Liberti e Fabio Ciconte su Internazionale.

Eurospin: come funzionano le aste a doppio ribasso

In parole povere è un processo di selezione del fornitore sulla base di due ribassi di prezzo. Un primo step per selezionare i primi fornitori e stabilire un prezzo basso, un secondo step per selezionare il fornitore ad un prezzo che è il ribasso del ribasso. Risultato?

Il “vincitore” non può che lavorare in perdita e sottocosto, chiedendo a sua volta ribassi alle aziende agricole. Che ribasseranno i compensi agli stagionali.

Quindi il consumatore a monte risparmia, mentre a valle si alimentano illegalità e storture di mercato.

Solo Eurospin conta in Italia un migliaio di punti vendita. Moltiplicate il ribasso per tutte le altre catene di discount e avrete la percezione esatta del fenomeno.

Secondo uno studio dell’Associazione industrie beni di consumo, nei gruppi discount la pratica dell’asta incide per circa il 50% delle forniture.

Percentuale che si abbassa leggermente nei supermercati tradizionali. Ma la prassi finisce per investire interi settori agroalimentari, che si trovano ostaggio di una politica commerciale basata sul continuo abbassamento dei prezzi.

Eurospin continuerà le aste

“Il problema di queste aste online – dice Giovanni De Angelis, direttore dell’Associazione nazionale delle industrie conserviere alimentari vegetali (Anicav) – è che non riguardano solo il gruppo che le lancia e coloro che accettano i prezzi ribassati. Il prezzo con cui si vince l’asta diventa un riferimento per tutte le altre insegne della Gdo”.

Secondo l’Autorità garante della concorrenza, in Italia la Gdo catalizza il 72% degli acquisti alimentari: poche grandi aziende governano il settore, saturando il mercato della distribuzione e occupando una posizione di potere nei confronti degli altri comparti, come l’industria e l’agricoltura.

La pressione sui fornitori si esercita anche tramite l’imposizione di sconti fuori contratto, promozioni decise unilateralmente, contributi per il posizionamento sugli scaffali o per l’apertura di nuovi punti vendita.

Scrive Internazionale che una legge francese del 2005 ha regolamentato le aste elettroniche fissando limiti così numerosi da renderle non vantaggiose.

Nel giugno 2017, anche il governo italiano è intervenuto nella stessa direzione.

Il Ministero competente ha stilato un protocollo per promuovere pratiche commerciali leali lungo l’intera filiera agroalimentare.

In particolare, si chiedeva alla GDO di impegnarsi “a non fare più ricorso alle aste elettroniche inverse al doppio ribasso per l’acquisto di prodotti agricoli e agroalimentari”.

Pur se non vincolante, il documento è stato firmato dal gruppo Conad e da Federdistribuzione, a cui sono associate diverse insegne di supermercati. Eurospin non ha aderito.

Eurospin: come il Discount sfrutta la tempesta perfetta

Ma se il canale Discount cresce in Italia a doppia cifra non è solo per la superficialità del cliente. Nonostante la ripresa, il potere d’acquisti dei consumatori europei è ancora in calo e non è cresciuto dopo la crisi (2010-2017), anzi: è diminuito rispetto al periodo 2000-2009.

Vale a dire: con lo stesso stipendio del 2010, l’anno scorso nel Belpaese abbiamo potuto comprare il 4.3% in meno di beni e servizi.

E dove si va a tagliare? Sulla spesa alimentare, favorendo Eurospin e simili.

La corsa ai prezzi bassi non aiuta neanche la lotta allo spreco alimentare.

Da un lato migliora il dato – nel 2016 si stimava uno spreco di cibo di 145 kg a famiglia e 63 kg a persona – mentre adesso il progetto “Reduce” promosso dal Ministero dell’Agricoltura e dall’Università di Bologna ha quantificato lo spreco in 84kg a famiglia e 36kg a persona.

Ancora molto però si può fare: basti pensare che a livello nazionale sprechiamo 2,2 milioni di tonnellate di cibo all’anno, per un costo complessivo di 8,5 miliardi€ (lo 0,6% del Pil).

Ma i prezzi bassi alterano anche la percezione della spesa e delle necessità. Se un prezzo è basso perchè non dovrei prendere due prodotti?

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