Recensioni

STEFANIA CICORIA – BOLOGNA IN 24 ORE

Stefania Cicoria è una donna affascinante. Avvolge le persone con le parole scritte, eredità del suo percorso da copywriter.

E’ l’anima di Scent Agency, la prima agenzia italiana di comunicazione olfattiva. Per Eat Piemonte ci ha parlato della “sua” Bologna, città cardine della cultura italiana.

Tour nella città delle tre T, tutto tranne Tortellini – di Stefania Cicoria.

Benvenuti a Bologna, anche conosciuta come la città delle tre “T” (Torri, Tette e Tortellini).Da quando la vivo penso che sia un peccato che una città dai sapori così eterogenei sia associata sempre e quasi esclusivamente al “Dio tortellino”.
Per una volta, vi propongo quindi di circumnavigare “l’ombelico” della gastronomia bolognese, per scoprire il mondo che c’è intorno: un universo di atmosfere e gusti tutti da “sentire”, come dicono a Bologna.
Oggi, quindi: Tutto Tranne Tortellini!Sono andata a caccia di “atmosfere culinarie”, perché credo che mangiar bene sia, in sé, un’esperienza sinestetica.
Penso che un piatto diventi realmente “tipico” quando accompagnato da un’ambientazione speciale, da un’espressione recitata in dialetto locale, o servito su una tovaglia, magari a quadrettoni, “buttata lì” con una tale naturale scompostezza da risultare divina.Il nostro tour bolognese comincia dal pranzo, sì perché sono convinta che Bologna, sebbene sia ricca di dolci prelibati, come la raviola con mostarda, la torta di riso, il panspeziale di mandorle, pinoli e cioccolato fondente, ottimi per una colazione ricca, dia il meglio di sé dal pranzo in poi.
Alle 13.00 appuntamento da “Nonna Rosa”.Lo ammetto, la prima volta che una mia amica mi ha portata in questa trattoria ho pensato, per un attimo, di essere stata invitata a casa di un suo parente. L’uscio è quello di una casa privata. La trattoria, ai confini del centro bolognese, è incastonata in una quasi anonima via di prima periferia. Per arrivarci devi conoscerla. E di solito, a consigliartela, è un bolognese buongustaio.“Nonna Rosa” è una chicca: culla di sapori racchiusi in un’antica villetta d’epoca. In estate è possibile mangiare nel giardino antistante: l’atmosfera è delicata, intima, familiare. L’impressione è quella di pranzare o cenare a casa propria, in una giornata un po’ “regale”. Da “Nonna Rosa” la tradizione gastronomica bolognese ha incontrato l’estro di chef che, nel tempo, hanno aggiunto tocchi di rivisitazione. Ne deriva un menù raffinato e verace, allo stesso tempo. L’arredamento, in stile prettamente retrò, stimola la lentezza. Prepara il palato a gustare qualcosa che definirei “genuino-chic”. Mousse di mortadella e fiori di zucca in pastella “ fatti fritti”, come spiega il ristoratore sorridendo, aprono le danze.

La gramigna, seconda divinità gastronomica venerata dal bolognese doc, è servita con salsiccia, zafferano e “forma” (secondo il gergo locale). Immancabili le tigelle e le crescentine, rigorosamente calde, che da Nonna Rosa, lo ammetto, sanno fare proprio bene: accompagnate da prosciutto crudo e pesto bolognese…di quelli “che si sciolgono in bocca”. Nei secondi, non si può non assaggiare la Cotoletta alla Bolognese, uguale a quella che le nonne, mi dicono, preparano, ancora oggi, la domenica.
E per chiudere in “buonezza”…mascarpone, torta di mele e tenerina di cioccolato alla frutta di stagione.

Il caffè.

Consiglio di viziarvi, ad ogni ora del giorno, degustandolo in centro da “Aroma”, in via Porta Nuova, alle spalle di via Ugo Bassi. Qui il caffè non è solo un rito, ma un piacere peccaminoso, affogato in nuvole di panna montata, abbinato a granella di cioccolato, pistacchio, crema di castagne, di liquirizia e molto altro.

Il banchetto serale.

Da “Vito”, la trattoria storica di Cirenaica, ad un passo dalla famosa “Via Fabbri, 43” della canzone di Guccini.
La “Trattoria da Vito” come un’anziana donna introversa e “ruspante”, è cresciuta noncurante del passare delle mode. Ed è per questo che ognuno di noi, nel suo intimo, ama “Vito”.
Già al telefono ti accoglie una velata scortesia, di quelle che ti stimolano ad andarci.

Il locale è rimasto fermo nel tempo. All’epoca in cui Dalla, Guccini e De Andrè, tra un bicchiere di vino locale e una battuta in gergo, intonavano le prime strofe che poi sono state impresse su milioni di cd.

Il cibo, da “Vito”, è uguale a sè stesso, da sempre, ma sul menù campeggia ogni volta la scritta “piatto del giorno”.
Mai chiedere al cameriere di cosa si tratta, potrebbe decidere di prenderti in “simpatica antipatia” e farti bere, per tutta la serata, solo vino. In bottiglioni da 2lt, sia chiaro. Decide lui. Ammetto, spesso vado lì per godermi lo spettacolo. Ogni sera Vito è palcoscenico di scenette nuove ed esilaranti. Trattoria sconsigliata per i permalosi.

L’antipasto propone profumati affettati della tradizione bolognese, ma la divinità assoluta della tavola, da Vito, è il ragù. Il ragù con le tagliatelle (non il contrario), il ragù con i tortellini (ecco, li ho citati), il ragù nelle lasagne verdi e persino con la pasta corta, credo.

Il ragù di Vito cuoce per ore. È di quelli che sanno fare solo a Bologna. E ogni volta che ne sento il profumo, immagino una donna sorridente, rossa, pasciuta e struccata, che passa l’intera giornata a girarlo e magari, ad assaggiarlo.
Tutto fa brodo, anzi ragù! I secondi, serviti, come tutto il resto su tovaglia a quadrettoni sbiadita dagli infiniti lavaggi, hanno un sapore rustico e pieno.
Lo stinco, più grande del piatto, stimola “l’ugola”, ma lo spezzatino di vitello con patate o fagioli, dà il meglio di sé.
Sarà per quel retrogusto di rosmarino tanto antico, ma una volta nella vita va provato. Assolutamente.

You Might Also Like

Nessun Commento

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.