Economia e analisi

RISO: BIO FURBI O CANNA DEL GAS?

La trasmissione REPORT di Milena Gabbanelli “sale” a Vercelli e nelle zone italiane del riso per parlare di un nervo scoperto della produzione italiana: il riso biologico.
Una guerra, non molto sotterranea, fra chi continua a coltivare riso in maniera “convenzionale” (con metodi di agricoltura industriale) e chi si è, in parte, convertito al “biologico”.
I primi accusano i secondi di utilizzare il “biologico” come semplice specchietto per le allodole, sfruttando un sistema di controlli facilmente aggirabile e spuntando un prezzo tre volte superiore alla materia prima convenzionale.
Grande spazio all’Azienda Agricola Stocchi, che da anni ha abbracciato il biologico come approccio etico ed economico.
La situazione della filiera è grave. Il 23 luglio scorso al Parlamento Europeo, Paolo CarràPresidente dell’Ente Nazionale Risi –  ha illustrò l’evoluzione delle superfici risicole italiane, passate dai 247mila ettari (2011) a 218mila ettari del 2014.
Dalla Cambogia e dal Myanmar (Stati in via di sviluppo legati all’Ue dall’accordo Eba che permette di esportare in Europa a dazio zero, tutto eccetto le armi) si importa riso indica, e proprio la produzione italiana di indica conoscerà, secondo le previsioni, una calo del 21% della superficie (il prezzo non permette di coprire i costi), mentre l’import dalla Cambogia conosce un aumento del 23%.
Inoltre, da questi Stati ora arriva riso anche lavorato, pronto per essere venduto, con conseguenze negative per l’intera industria di trasformazione europea.
La fuga verso il “biologico” sembra la via più facile per sopravvivere in un mercato ormai globalizzato, e farlo nel breve termine.
Come sempre, quando si gestisce un’azienda, paiono distanti le parole dei convegni e dei consulenti (raccontare, diversificare, investire in comunicazione) e sono molto vicine le scadenze (banche, tasse).
Soluzioni? Tante o poche, tutto è in mano al mercato finale ed intermedio. Se i consumatori e i rivenditori guarderanno solo il fattore prezzo la risicoltura italiana non avrà grande futuro.

QUI PUNTATA INTERA.

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