Economia e analisi

Asti Secco: le prime impressioni di Gianfranco Toso

Per parlare di Asti Secco abbiamo contattato Gianfranco Toso della Toso S.p.a.

Il nuovo prodotto ha una storia giovanissima ma già molto contestata.

L’Asti Secco nasce per arricchire la gamma del Moscato, attaccare un target specifico come i Millennials e allargare la quota mercato.

Lorenzo Biscontin ha scritto per Vinix una bella analisi sulla campagna Rural Glam, con cui il Consorzio dell’Asti Spumante ha deciso di comunicare l’Asti Secco.

Solo il tempo dirà se la scelta strategica di lanciare un nuovo prodotto per rinvigorire l’immagine di un vitigno e un territorio sarà o meno un successo.

Nel frattempo abbiamo raccolto le impressioni di un imprenditore in prima linea.

Asti Secco: Toso aveva richieste in molti mercati

Circa 700.000 bottiglie e 16 case spumantiere. Cosa vi ha spinto come azienda ad aderire a questo allargamento di gamma?

Ho avuto notizia che sono state richieste fascette per l’imbottigliamento di 700.000 bottiglie.

Tutte le aziende sono molto interessate a questo nuovo prodotto, ma  le vendite sono all’inizio quindi i numeri del venduto sono ancora molto bassi.

La cosa incoraggiante è che l’interesse sul prodotto è molto, soprattutto dove l’Asti è conosciuto.

La Toso ha scelto di fare Asti Secco perché aveva richieste in diversi mercati, per un prodotto con un minore residuo zuccherino.  

Il gusto e l’aroma moscato piacciono molto ai consumatori di tutto il mondo, ma è il dolce che difficilmente si abbina al cibo e ha stancato il pubblico.

Molto facile per le grandi aziende è omologare con il dolce il sapore dell’Asti, ma forse per lungo tempo ci siamo dimenticati che anche l’Asti è un vino e come tale può essere proposto in varie tipologie.

Il posizionamento scelto per l’Asti Secco è l’aperitivo di fascia giovane, con il filone Rural Glam scelto per la comunicazione. La convince del tutto questa scelta?

L’Asti Secco può essere proposto come aperitivo, ma anche in abbinamento ad antipasti o primi, direi che è ottimo per il brunch.

Quindi direi che la scelta di comunicazione è pertinente.

Secondo WineMonitors di Nomisma, il 51% dei Millennials italiani (che pesano l’11% del mercato) guardano la tipologia di vino prima del brand. Non c’è il pericolo che giudichino Asti Secco un follower del Prosecco ma poco legato ad un territorio come quello delle terre del Moscato?

In Italia ci sono moltissimi vini e spumanti Doc e Docg, Prosecco ed Asti sono semplicemente due spumanti Italiani molto conosciuti e non ci sono punti incontro tra i due.

Sono diverse le regioni di produzione, sono diverse le tipologie di uve, il metodo di coltivazione e la resa per ettaro.

Forse il fatto che in alcune regioni Italiane si definisca “prosecchino” qualsiasi prodotto con le bollicine alimenta la confusione.

Asti è comunque il nome di una città direi che il nome evoca in modo chiaro il territorio di provenienza.

In USA, però, il 52% dei Millennials predilige il vino dolce e guarda il prezzo come parametro di scelta. Non sarebbe stato più saggio insistere sulle due vecchie denominazioni dell’Asti legandole ad un territorio e a prezzi accessibili?

In USA il dolce è molto in voga, non dimentichiamo che in un mercato di 250 milioni di abitanti.

I consumi possono essere diversi, se certamente una parte di consumatori giovanissimi ama il dolce c’è sicuramente una parte di consumatori che, come in Italia, inizia a cercare l’aroma del moscato anche su una base con meno contenuto zuccherino.

Come vede l’Asti Secco da qui a 5 anni?

Da qui a cinque anni vedo un Asti in crescita, eravamo solo noi a proporre un prodotto nella sola tipologia dolce.

Oggi possiamo dare diverse proposte ad un pubblico mondiale sempre in cerca di novità.

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