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Roero Days: parliamo di Arneis e della sua storia

Arneis. Dopo i Roero Days 2017 (sede Milano, funzionale ad una produzione che vende ancora il 50% sul mercato italiano) è utile parlare di questo vitigno che è stato protagonista di un boom commerciale e qualitativo che lo ha reso uno dei simboli del Piemonte del vino.

Arneis è un vitigno piemontese originario del Roero, diffuso anche in Liguria e Sardegna. Le prime citazioni che lo riguardano risalirebbero alla seconda metà del XIX secolo, indicato con i nomi di Bianchetta o Nebbiolo Bianco. È il vitigno base per la produzione del Roero Arneis DOCG.

Il Roero è un territorio ricco di biodiversità, patrimonio UNESCO insieme a Langhe e Monferrato e sulla riva sinistra del Tanaro. E’ praticamente alle porte di Torino. Il suo terreno è collinare, fatto di sabbie non compatte; è un territorio più selvaggio e biodiversificato rispetto alle Langhe.

Come vitigno bianco può anche invecchiare, portando ad un cambiamento del profilo olfattivo (da sentori di frutta fresca a sentori di frutta secca). E’ quindi poco veritiera, in questo caso, la leggenda del vino bianco che deve essere bevuto giovane. Il trend emerso da Roero Days è che la longevità dell’Arneis sia il futuro della produzione.

900 ettari di vigneti ad Arneis producono 5,5 milioni di bottiglie. I principali mercati di sbocco rimangono l’Italia e gli USA.

Fino agli anni Ottanta l’Arneis non si trovava in bottiglia. Negli anni successivi, il sistema vino Roero è riuscito a far esplodere questo vitigno ed inserirlo commercialmente nei grandi nomi del vino piemontese, legandolo al territorio e alla produzione dei vini bianchi italiani di eccellenza.

Nella storia del successo dell’Arneis entrano di diritto, però, anche tre aziende langarole come Vietti, Giacosa e Ceretto. In particolare il Blangè Langhe DOC Arneis è uno dei prodotti icona di questo vitigno.

Dal sito di Ceretto: “Blangè è il lato bianco dei vini piemontesi; un prodotto che ha segnato un’epoca, rivoluzionando l’enologia langarola dedita fino ad allora alla valorizzazione esclusiva delle varietà a bacca rossa. Figlio di un territorio fortemente caratterizzante, quello del Roero, e di una volontà produttiva tesa a rafforzare la riconoscibilità della varietà, oltre la piacevolezza, il Blangè coniuga all’approccio sostenibile in vigna la modernità d’esecuzione. Frutto e mineralità, fragranza e calibrata freschezza, coesistono in un bianco che ha fatto della godibilità e della trasversalità il suo marchio di fabbrica”.

Riassunto delle caratteristiche del vitigno preso dal sito di Musso Barbaresco.

Terreno:  Terreni prevalentemente calcarei, con poca argilla e frequenti strati di sabbia, che rendono il suolo meno compatto.

Esposizione: Da Sud a Sud-ovest. Altitudine: tra i 270 e i 350 metri sul livello del mare.

Vinificazione: le uve raccolte a mano in piccole ceste vengono pressate in modo soffice. Dopo una breve macerazione a freddo a contatto con le bucce, la vinificazione si sviluppa in recipienti di acciaio inox. La fermentazione viene condotta con attenzione alla temperatura, mantenuta attorno ai 18-20°C). Terminata la fermentazione tumultuosa, il vino nuovo sosta nei medesimi contenitori per alcuni mesi a contatto con i lieviti.

Maturazione: dopo la fermentazione, il vino trascorre alcuni mesi in contenitori di acciaio, dove illimpidisce e trova le condizioni ottimali di stabilità fisico-chimica in vista dell’imbottigliamento.

Imbottigliamento: quando ha raggiunto le migliori condizioni di stabilità, il vino va in bottiglia, di solito nella primavera successiva all’annata di vendemmia. Prima dell’immissione al consumo, il Roero Arneis affina almeno tre mesi in bottiglia coricata in cantina.

Caratteri organolettici: alla vista, il Roero Arneis propone un colore giallo paglierino intatto; molto gradevole è l’olfatto, che esprime intensi sentori floreali (biancospino, acacia, camomilla) e fruttati (mela golden e nocciola). Al sapore è secco, di bella struttura, elegante e gradevole, con una delicata nota acidula che lo rende fragrante.

Abbinamenti gastronomici: la sua delicata nota acidula lo consiglia per accompagnare l’aperitivo con piccoli supporti gastronomici (tartine e appetizer). Ottima la sua performance a tavola dove trova la migliore collocazione con i piatti di entrata a base di verdure e carni bianche, i salumi non affumicati, le paste alle verdure, i pesci e le carni bianche alla griglia.

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