Economia e analisi

Appendino-Sacco e l’ordinanza 65 della discordia

Appendino-Sacco

Appendino-Sacco li abbiamo visti in diretta-live poche ore fa.

Spiegavano alla cittadinanza come sarà il commercio torinese nelle prossime settimane. Alberto Sacco decantava una sburocratizzazione del rapporto fra esercenti e Comune di Torino.

Cosa c’è di vero? La preoccupazione di molti imprenditori del cibo sui social è fondata?

Messa sotto accusa è l’ordinanza 65, che dovrebbe regolamentare l’afflusso nei locali e risolvere il problema degli assembramenti.

Secondo il punto di vista di molti esercenti, su tutti Davide Pinto del gruppo Affini, l’ordinanza crea in realtà squilibri e paradossi che poco hanno a che fare con la difesa della salute pubblica.

Bloccare l’asporto alle 19,00, ma permettere invece la somministrazione, è un problema organizzativo per molte aziende e un’alterazione della concorrenza. Chi dispone di tavoli potrà far accomodare i clienti, per poi farli andare via dopo 3 minuti con i loro acquisti.

“Mentre per una pizzeria da asporto, non vendere dopo le 19,00 alcolici e birra con la pizza è un grave problema. Perchè non prevedere un rapporto fra alcolici e spesa totale? – afferma Pinto – senza dover alterare la concorrenza”.

Il sospetto di molti, è che la presa di coscienza di non avere più nè i mezzi nè le risorse per un controllo del territorio abbia fatto propendere per un’ordinanza scarica barile sulle imprese.

“Non avrebbe avuto più senso stabilire un regola semplice per cui il bere alcolico è vincolato ad una vendita di alimenti nella misura del 40%” ovvero se spendi 20€ di cibo puoi comprare un massimo di 8€ di bevande alcoliche d’asporto – spiega Pinto – avrebbero governato una situazione, dando l’opportunità di restare nella legalità e nel rispetto”.

Sconcertato Edoardo Gazzera di Rossorubino su Facebook commentando l’ordinanza Appendino-Sacco: “cari amici che desiderate comprare una bottiglia da me (ma anche dai miei colleghi) per le prossime serate dalle ore 19 è proibito. Vorrei capire come possa contribuire all’assembramento l’acquisto di una bottiglia di vino per la cena a casa o da portare da amici. Il Covid_19 ci ha messo del suo, al resto ci pensa l’autorità pubblica. Il comune di Torino sempre in prima fila. Quando si suol dire “oltre al danno la beffa”.

Altro paradosso sono le zone coinvolte. L’ordinanza parla di:

A. corso Regina Margherita, via XX Settembre, Via Garibaldi (ambo i lati), Via della Consolata;

B. via Giolitti (ambo i lati), via delle Rosine (ambo i lati), via Po (ambo i lati), piazza Vittorio Veneto, via Giulia di Barolo (ambo i lati), via Verdi (ambo i lati), via Roero di Cortanze (ambo i lati), corso San Maurizio;

C. corso Regina Margherita, via Napione (ambo i lati), corso San Maurizio;

D. corso Regio Parco, corso Verona, lungo Dora Firenze;

E. corso Dante (ambo i lati), via Nizza, corso Vittorio Emanuele II, corso Massimo D’Azeglio (ambo i lati);

F. lungo Dora Firenze, lungo Dora Napoli, corso Principe Oddone, corso Vigevano, corso Novara, via Bologna;

G. corso Giulio Cesare (ambo i lati), nonché i piani viabili a perimetro (ambo i lati) degli stabili su di esso affaccianti;

Sostanzialmente si identificano in Vanchiglia, San Salvario e Quadrilatero le aree critiche per l’asporto. Ma perchè? Gli imprenditori che non sono in queste aree potranno tranquillamente continuare a vendere alcolici anche dopo le 19.

Inoltre, chi mi vieterà di ordinarmi alcolici via Glovo o altra piattaforma e poi creare un assembramento?

Appare sempre più chiaro che ancora una volta si stia usando la “movida” e tutta l’imprenditoria legata ad essa come una sorta di capro espiatorio per coprire dei buchi di organizzazione della macchina pubblica.

Disponibili ovviamente a pubblicare una replica delle Istituzioni coinvolte.

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