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Affini e le sue Affinità: batte un cuore a Sansa

Da tempo seguiamo Affini, locale di “ricerca e sperimentazione” nel cuore di San Salvario. Partire da via Belfiore 16/c per sperimentare nuove strade legate al cibo, alla mixologia, al vino della provincia di Torino potrebbe sembrare scontato, ma non lo è.

L’evoluzione di San Salvario e il progressivo abbassamento (in termini di età anagrafica media) del target porta ad una tentazione forte, l’offerta alcolica a prezzi stracciati con grandi numeri e scarsa qualità.

Contro questo pericolo, Affini è un faro per la zona. Enoteca Diffusa, Spiriti Indipendenti, la collaborazione con Torino DOC, il vermouth Anselmo e ora San Salvario HUB sono tante delle numerose iniziative che rendono l’insegna anche uno spazio di cultura.

Ovviamente, però, alla fine della fiera il cliente vuole bere bene e da Affini questo aspetto è curato. Un vero Chef in cucina, veri talenti al banco. Identità Golose lo ha inserito nei 15 indirizzi Top/Pop da provare a Torino.

Ultima intuizione del proprietario Davide Pinto è il concetto di Affinità. La risposta del locale al concetto in ascesa di food pairing, ovvero l’abbinamento equilibrato di cibo e cocktail.

Riportiamo le parole di Pinto.

Affini e Affinità: concetti semplici ma rivoluzionari per la mixologia

Liquori, distillati e addirittura vini, solitamente bevuti in purezza oppure abbinati, quasi per abitudine,sempre nello stesso modo, diventano, se miscelati diversamente tra loro o con altri ingredienti, cocktail unici, caleidoscopi di sapori e profumi inaspettati.

In questo caso le affinità vengono individuate utilizzando tecniche di preparazione, ingredienti e strumenti insoliti (sifoni, fermentazioni, cotture sottovuoto e abbattitori).

Il passo successivo, la naturale evoluzione è il pairing. Anzi il food pairing, dove gli abbinamenti vengono ricercati tra miscelati e cibi, tra cocktail e piatti e anche in questo caso si realizza un legame armonico di affinità tanto sorprendenti quanto, all’apparenza nascoste.

Affini lavora da sempre proprio in questa direzione: individuare quelle analogie nascoste ma esaltanti tra cucina liquida (i cocktail appunto) e la cucina tradizionale riletta in una chiave di fusione enogastronomica.

Studiando la cucina liquida ho intuito un’affinità ancora più estrema, ma non per questo meno solida e spontanea, l’antropologia liquida: il mixing tra la cultura, le abitudini e le peculiarità di una città con i processi e le dinamiche connesse alla produzione, preparazione e consumo dei miscelati. Tutto questo rende unico un gruppo, una comunità.

Le nostre degustazioni, tra tapas e cocktail, sono per loro natura lo strumento e il momento migliore per esaltare, valorizzare e promuovere le connessioni tra i mondi che rappresentano il territorio e finalizzarli verso progetti e strategie condivise.

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