Economia e analisi

L’Acqua Sant’Anna si quota in Borsa?

C’è una società – Fonti di Vinadio S.p.a. – conosciuta per il marchio Acqua Sant’Anna e SanThè che cresce ininterrottamente da anni.

Il 2017 ha visto crescere il fatturato del 20% rispetto al 2016, che si era già assestato sui 280 milioni€ di fatturato.

Acqua Sant’Anna è sempre stata conosciuta per il suo prezzo accessibile e le sue aggressive campagne di marketing e comunicazione.

L’ambizioso padre-padrone Alberto Bertone però, guarda allo scarso peso dell’export (appena il 5% del fatturato) come asse di miglioramento e crescita ulteriore.

“Esportiamo già in tanti Paesi, dalla Cina al Giappone fino alla Germania, ma l’incidenza sul nostro fatturato è di circa il 5% – racconta a Pambianco Wine&Food l’esponente della famiglia che controlla la maggioranza delle quote azionarie della società – siamo convinti che sia il momento giusto per compiere un passo importante e compreremo un’azienda produttrice all’estero per poter disporre di una base operativa. Senza essere presenti e radicati nel territorio, per quanto si possa investire, non c’è continuità di azione”.

Acqua Sant’Anna: ipotesi quotazione in Borsa (IPO)

Per finanziare le operazioni di espansione Alberto Bertone non esclude la quotazione in Borsa.

“È una delle ipotesi ma tutto dipende da quali scenari si apriranno. Non avremmo bisogno di ricorrere all’Ipo per acquisire un’azienda estera, perché abbiamo capitali più che sufficienti da poter investire. Ma se l’opportunità che si presenta fosse particolarmente allettante e impegnativa decideremo il passo”.

I mercati di interesse di Fonti di Vinadio sono diversi, ma il più allettante è quello USA e non solo per i brand legati all’acqua minerale e ai tè freddi, ma anche per business dei succhi misti di verdura e frutta lanciati quest’anno con la linea Karma.

“La nostra strategia di prodotto non prevede un ingresso nel mondo delle bibite gassate, mercato in caduta libera e caratterizzato da una marginalità insoddisfacente. Oggi dall’acqua minerale dipende l’80% dei ricavi e il restante 20% è suddiviso fra il tè freddo e i nuovi prodotti. Lo sviluppo futuro sarà legato alle bevande salutistiche, a ridotto contenuto di zuccheri, per intercettare una chiara richiesta di mercato e mantenerci all’intero di nicchie più redditizie” conclude Bertone.

You Might Also Like

Nessun Commento

Lascia un commento