Interviste

CRISI ABIT – PARLA CLAUDIA PORCHIETTO

Claudia Porchietto ricopre uno dei ruoli più delicati nell’attuale schema di gestione del potere piemontese.
La sua vita è un continuo “Vietnam” di crisi aziendali, tavoli di crisi, tavoli tecnici, riunioni.
L’ultimo caso si chiama ABIT (qui notizia) e coinvolge uno dei marchi più popolari della Provincia di Torino.
Assessore Porchietto, la cooperativa Cooperlat ha avviato la messa in mobilità dei lavoratori di Abit. Come si sta muovendo la Regione Piemonte?
Durante l’incontro avvenuto ieri mattina la cooperativa che gestisce Abit ha detto che non intende chiudere. I numeri però non raccontano la stessa storia. Mandare a casa 97 lavoratori su 104 per me vuol dire cancellare con un colpo di spunga il cuore e la memoria di un marchio storico del comparto caseario quale Abit. Per noi la strada di mantenere un presidio sul territorio solo in termini di logistica e commercializzazione non è percorribile: a questi due filoni è prioritario tenere legata anche la produzione.
Quali sono le ragioni della chiusura? Si è fatta una idea?
Durante l’incontro la Cooperlat Tre Valli ha comunicato che in sei anni ha perso 8mil€ di euro con Abit
Prima però di dire che Abit può essere solo in perdita voglio vedere tutti i dati di bilancio per comprendere se e dove ci siano margini di manovra. In particolare ho chiesto che ci vengano forniti anche i numeri delle altre unità produttive in loro possesso e dei maggiori competitor. Abbiamo infatti bisogno di capire dove si possa intervenire per costruire un piano industriale e una ristrutturazione aziendale credibile.
Propone quindi una operazione sullo stile Acciaierie Beltrame
Assolutamente sì. Il modello è quello: capire i fattori non competitivi e trovare gli strumenti per correggerli. Sulle Acciaierie Beltrame di San Didero di Susa era principalmente il costo energetico e poi quello della logistica, anche con Abit credo che esistano spazi per intervenire se l’azienda vuole. 
Perché dice “se l’azienda vuole”? 
Perché bisogna capire se la decisione di smantellare l’Abit non sia stata già presa. Abbiamo chiesto di revocare la mobilità ma ci è stata espressa chiaramente l’indisponibilità di Cooperlat. Vedremo dopo il tavolo tecnico che dovrebbe svolgersi questa settimana se riusciremo ad aprire uno spiraglio.  Resta il fatto che non molliamo la presa: per noi Abit è parte della nostra storia manifatturiera. Ci sono tanti ricordi, qualità, tradizione in questo marchio: cose che non vorremmo certo vederci “derubate” dal nostro territorio. Su questo punto tutte le istituzioni marciano compatte.  
Dalla Regione Piemonte alla Provincia di Torino, dal Comune di Torino a quello di Grugliasco. 
Tutti noi abbiamo figli che alle elementari sono stati in gita all’Abit e sulle nostre tavole ci sono da sempre i loro prodotti che non vorremmo veder arrivare da altre regioni d’Italia. 
Dal sindacato si è parlato di depauperazione della produzione negli anni per rendere non produttiva la sede di corso Allamano. Che cosa ne pensa? 
Francamente credo che oggi sia inutile pensare al passato. Il Sindacato lo sa e sta con noi. Certamente ad esempio è da chiarire come mai la commessa di Esselunga sul latte venga prodotta a Milano e non a Torino visto che richiedeva espressamente latte piemontese. Credo che su questo punto si possa aprire un confronto sereno e franco con Cooperlat e con gli allevatori che garantiscono il latte all’azienda.

 

 

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